Aspetti tecnici e qualitativi dell'arancicoltura


L’arancio dolce (Citrus sinensis) è l’agrume più coltivato al mondo. La sua diffusione geografica e la relativa importanza economica sono confermate dai dati di mercato: le arance prodotte a livello mondiale sono oltre 68 milioni di tonnellate (56% del totale degli agrumi), ottenute su una superficie di circa 3,8 milioni di ettari.

La sua coltivazione interessa un gran numero di paesi situati nell’area compresa tra l’equatore e il 40° parallelo nord e sud; questi ultimi ritenuti confini freddi per la specie. La bassa temperatura è considerata il principale fattore limitante poiché i germogli possono essere danneggiati già a -1 e i frutti a -2,5 °C. In più il clima influenza molto la qualità del frutto: le migliori arance dal punto di vista estetico e gustativo si ottengono negli ambienti subtropicali e temperato-caldi con estati asciutte, mentre nelle regioni caldo-umide i frutti, benché grossi, succosi e con buccia liscia, presentano bassi tenori di zuccheri e acidi, tanto da risultare “piatti” al gusto.

La capacità di adattarsi a vari tipi di terreno dipende dal portinnesto impiegato. In generale, anche se i terreni migliori sono quelli a medio impasto, è possibile affermare che una buona parte dei suoli si presta per l’impianto dell’aranceto, purché siano messi in atto tutti gli accorgimenti per evitare il ristagno idrico. Le condizioni pedologiche sono da porre in relazione al portinnesto anche per quanto concerne la reazione chimica: l’arancio amaro, largamente impiegato dagli agrumicoltori, si adatta anche a suoli a forte componente calcarea (pH 7,8-8), mentre lo stesso non si può dire dell’arancio trifogliato.

In Italia gli aranceti presentano strutture e dimensioni molto diverse in relazione alla superficie aziendale, al grado di meccanizzazione, alla professionalità del conduttore e al portinnesto impiegato. Da oltre due decenni si tende ad adottare la disposizione delle piante a rettangolo (con distanze d’impianto di 6 x 4-5 m) per consentire un’agevole esecuzione delle cure colturali. 

L’apporto annuale di elementi fertilizzanti (N, P, K e Mg in particolare) sotto forma di concimi minerali o a matrice organica, è una pratica necessaria per ottenere rese soddisfacenti dal punto di vista quali-quantitativo. La quantità di fertilizzante applicata all’agrumeto è di norma definita in base alle esigenze annuali dei singoli elementi, che variano in funzione dell’età dell’impianto e della produzione ottenuta l’anno precedente (asportazioni).

Solitamente gli aranceti sono sottoposti alla lavorazione superficiale del terreno, al fine di eliminare le erbe infestanti in grado di competere per acqua e nutrienti e, nel caso dei giovani impianti, anche per la luce; altre finalità riguardano la riduzione delle perdite d’acqua per evaporazione e l’interramento dei concimi. Con il tempo, ricerca e pratica agronomica hanno però evidenziato che la lavorazione del terreno non comporta necessariamente effetti positivi; pertanto l’orientamento attuale è di sostituirla con tecniche alternative come la pacciamatura, il diserbo o l’inerbimento (totale o parziale).

L’irrigazione è una pratica imprescindibile per ottenere rese soddisfacenti e garantire la stessa sopravvivenza dell’aranceto. L’apporto di acqua per sommersione o a conca e per scorrimento o infiltrazione laterale a solchi sono stati per molti anni i metodi d’irrigazione tradizionale degli agrumi. Oggi, tuttavia, dov’è possibile tali metodi sono sostituiti da altri più moderni ed efficienti come l’irrigazione per aspersione (sopra o sottochioma), l’irrigazione semi-localizzata e l’irrigazione a goccia.

Nella fase di raccolta, le tempistiche hanno un peso rilevante. Nell’emisfero settentrionale il calendario di maturazione dell’arancia si estende da ottobre fino a luglio. La raccolta avviene nella stessa maniera per tutte le varietà: manualmente con l’ausilio di scale, utilizzando le forbici per operare il taglio del peduncolo, sopra la rosetta. 

Tuttavia ogni specie presenta una diversa resistenza al distacco dall’albero e al deterioramento successivo alla raccolta. Le arance bionde a maturazione tardiva mantengono le loro qualità organolettiche per molto tempo dopo la raccolta (3-4 mesi); le cultivar pigmentate, invece, vanno incontro a un deterioramento molto più rapido. 

Non esiste una norma che stabilisca scientificamente il tempo di raccolta ottimale, ma si fa riferimento alla norma di commercializzazione codificata dall’allegato I parte A del Reg. (CE) 543/2011 la quale stabilisce che i frutti “devono essere raccolti con cura e aver raggiunto un adeguato grado di sviluppo e maturazione rispondente alle caratteristiche delle varietà dell’epoca di raccolta e della zona di produzione". 

I produttori sono ben consci che una raccolta precoce va a detrimento dell’aspetto del frutto, delle caratteristiche organolettiche e delle proprietà nutritive. Al contrario, raccogliere un frutto molto maturo vuol dire ridurre di molto la resistenza del frutto alla lavorazione e ai trasporti.

I parametri comunemente accettati per la verifica dei tempi di raccolta sono di tipo commerciale e organolettico. 

Parametri commerciali: caratteri di tipo visivo (forma, colore, uniformità, calibro). La forma deve essere regolare, il colore della buccia intenso e uniforme, la superficie del frutto non deve presentare alterazioni.

Parametri organolettici: proprietà percepibili dai nostri sensi (il sapore e l’odore); di particolare importanza è la succosità.

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