L'arancia, dalle origini mitiche all'età contemporanea


Secondo la mitologia greca, Gea (la madre Terra) donò a Era e Zeus per il loro matrimonio un giardino lussureggiante in cui prosperava un meraviglioso albero che produceva dei frutti dorati. Questo giardino era abitato dalle Esperidi, tre fanciulle figlie del titano Atlante, che secondo il mito aveva il compito di sorreggere l’intero universo sulle sue spalle.

I pregiati frutti non erano destinati agli uomini ma, per la sua undicesima fatica, Eracle dovette proprio prendere tre di questi pomi per donarli all’umanità e garantirne la diffusione. Eracle, con l’inganno, fece in modo che fosse Atlante stesso a procurargli i pomi che oggi conosciamo come arance.

Un'origine che si perde in luoghi e paesi lontani

Questo frutto, simbolo del sole dell’area mediterranea, in realtà ha un’origine che si perde nei secoli e in luoghi molto lontani dal nostro paese. La storia dell’arancia è strettamente legata a quella degli altri agrumi. 

Infatti, i ricercatori hanno scoperto che tutti gli agrumi che conosciamo oggi derivano da tre ceppi principaliancora esistenti: il cedro, il pummelo e il mandarino. Questi tre ceppi parrebbero avere un antenato comune risalente a 20-30 milioni di anni fa e originario del Sud-Est Asiatico. 

Il ruolo fondamentale delle civiltà orientali

Le prime tracce dell’arancia amara (specie ancora oggi esistente) sono state riscontrate in una regione che si estende tra il nord dell’India e il Nepal. I movimenti antropici di massa, le conquiste delle grandi civiltà antiche, l’espansione islamica nel Mediterraneo, le Crociate e, infine, la scoperta dell’America hanno permesso la diffusione di questo frutto dalle pendici dell’Himalaya fino alla California, passando per la Sicilia.

La prima citazione scritta relativa al consumo di arance proviene dalla Cina: nel 304, nel libro intitolato Piante della regione del sud-est lo scrittore Chi-Han racconta dell’abitudine di mangiare agrumi e in particolare l’arancia dolce. Sempre dalla Cina proviene un numero interessante di poesie che fanno riferimento al consumo di arance e il primo vero trattato di botanica dedicato a questo frutto: Trattato degli aranci, scritto da Han Yanzhi nel 1178.

A riprova del radicato uso del frutto nella società araba, ricordiamo i rimedi e i medicamenti derivanti dall’arancia amara citati nel Canone della medicina da Avicenna, medico e filosofo Persiano che visse a cavallo tra il X e l’XI secolo. Seguendo l’espansione dei regni islamici nel sud del Mediterraneo, l’arancia amara giunse in Andalusia, la prima regione europea ad accoglierne la coltivazione durante l’istituzione del califfato di Al-Andalus nel sud della Spagna, per poi approdare in Sicilia. Proprio nell'assolato territorio siculo l’arancio trovò le migliori condizioni per prosperare: lo storico e letterato medievale Ugo Falcando, autore dell’Historia Hugonis Falcandi Siculi de rebus gestis in Siciliae regno, racconta di meravigliosi agrumeti che si estendevano per tutto il territorio del regno e in particolare delle “arance dal sapore aspro”.

Le origini misteriose dell'arancia dolce

Resta ancora un mistero la modalità in cui l’arancia dolce si sia diffusa in Europa. Il Vecchio Continente fece la conoscenza di questo frutto all’alba dell’età moderna tra il XV e il XVI secolo, quando le rotte commerciali che attraversavano il Mar Nero e il Golfo Persico si consolidarono. Pare siano stati i Genovesi i primi a introdurla in Europa dalla Cina. Dalla Liguria, la sua diffusione si estese al sud della Francia e in Spagna.

Un vero e proprio boom nelle esportazioni dell’arancia dolce si registrò con l’apertura della rotta commerciale del Capo di Buona Speranza: nel XVI secolo le piante di arancio lasciarono la Cina per attraccare nel porto di Lisbona. Il legame del frutto con il Portogallo è innegabile: il primo nome del frutto fu “arancia di Lisbona”. Furono i Portoghesi a far conoscere l’arancia dolce agli Arabi, tanto che ancora oggi il nome arabo per questo frutto è burtuqãl. Il legame con il Portogallo è confermato anche dal fatto che in molti dialetti italiani si fa riferimento all’arancia dolce come portugaj (piemontese), portogàl (bergamasco e ferrarese), partucàl (parmigiano) o partugàla (romagnolo).

L’arancia si muove con l’uomo e giunge nel continente americano con Cristoforo Colombo, che portò con sé dalla Spagna i semi di tutti gli agrumi coltivati in Europa. Secondo l’esploratore spagnolo Bernal Diaz del Castillo (1495-1584) nel 1518 in Messico vennero impiantati i primi aranci del Nuovo Mondo.

Da allora la diffusione della coltivazione dell’arancia è inarrestabile: dopo un crescente consolidamento nelle aree citate, nel XIX secolo si afferma la coltivazione per fini commerciali e cessa del tutto quella per scopi puramente ornamentali. In questo secolo cresce la rilevanza delle coltivazioni siciliane. Nell’800 si stabiliscono le radici per un successo che dura ormai da più di due secoli, con prodotti di altissima qualità che garantirono sin dal principio una fama globale alla produzione (le esportazioni raggiunsero presto la Germania, il Regno Unito e gli USA) e una redditività notevole.




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