L'importanza dell'arancicoltura siciliana per l'economia italiana


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Secondo i dati ISMEA del 2010, il settore agrumicolo costituisce una quota rilevante del valore complessivo del comparto frutta in Italia. Se si considera che la coltivazione delle arance rappresenta più del 63% della produzione di agrumi sia in termini di valore che di quantità, è facile dedurre quanto l'arancicoltura sia importante per l’economia italiana.

Oggi la produzione italiana si concentra totalmente nelle regioni meridionali. Il primato assoluto spetta alla Sicilia, dove è concentrato ben il 62% degli ettari di terreno destinati all'arancicoltura. Segue la Calabria con il 23%. Tutte le altre regioni sono sotto la soglia del 10% (Puglia e Basilicata 6%, Sardegna 2,6%).

Il 22% della superficie coltivata ad arancio in Italia è protetta da una certificazione che fa riferimento a regolamenti comunitari: i marchi Arancia Rossa di Sicilia IGP, Arancia di Ribera DOP e Arancia del Gargano IGP certificano il 7% degli ettari coltivati, mentre il restante 15% è costituito da coltivazioni biologiche. 


La Piana di Catania, culla dell'eccellenza

Le prime arance dolci arrivarono in Sicilia nel '500, quando gli esploratori genovesi e portoghesi le importarono dalla Cina. Per quasi tre secoli l'arancio fu considerato principalmente un albero ornamentale ma, con l'avvio della lavorazione industriale, la sua coltivazione si diffuse rapidamente, rendendo la Sicilia la culla di un prodotto di eccezionale qualità

Nonostante si coltivi in tutte le province, il 40% di tutta l'arancicoltura siciliana si concentra nella Sicilia orientale. La Piana di Catania è l'areale più importante di questo territorio: qui vengono coltivare le varietà di arance pigmentate (Tarocco, Sanguinello e Moro) che rendono questa terra un luogo unico. Oltre ad avere straordinarie proprietà organolettiche, queste arance possiedono un valore economico rilevantissimo per l’agrumicoltura regionale e nazionale: grazie all’introduzione di nuovicloni di Tarocco, il periodo di raccolta oggi si estende da fine novembre a inizio maggio. 

Allontanandosi dall’Etna, verso la zona occidentale dell’isola, la coltivazione muta profondamente: nell’agrigentino, in particolare nella zona di Ribera e Sciacca, fino alla provincia di Palermo, si coltivano solo varietà bionde, principalmente ombelicate. 

L'arancia nel mercato mondiale

La produzione mondiale di arance si attesta attorno ai 68 milioni di tonnellate (dati FAO relativi al triennio 2007- 2010). Leader indiscusso a livello mondiale è il Brasile con una media di 18 milioni di tonnellate di arance l’anno destinate quasi esclusivamente al mercato interno e all’industria. Seguono Stati Uniti con oltre 8 milioni di tonnellate (in gran parte ottenute in California), Cina, India e Messico con quantità comprese tra 6,5 e 3,6 milioni di tonnellate. Il 3,5% della produzione mondiale proviene dall’Italia, secondo paese produttore in Europa.

Con riferimento al ristretto mercato mediterraneo, tra il 2005 e il 2013 (dati ISMEA) la produzione arancicola ha registrato una lieve crescita grazie all’aumento della produzione nei paesi della sponda sud: Marocco, Turchia, Siria, Algeria ed Egitto. Quest’ultimo paese ha superato negli ultimi anni la posizione italiana nel mercato mediterraneo, confermandosi come secondo produttore. Nonostante negli ultimi anni la Spagna abbia manifestato forti oscillazioni nella produzione, il paese iberico si conferma leader europeo nel settore e principale player a livello mondiale. 

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Sul fronte delle esportazioni l’analisi si fa più complicata. Bisogna considerare due distinti fattori:

  • la ricettività del mercato interno;

  • la quota di prodotto destinata alla lavorazione industriale.

Nel 2013 il nostro paese aveva a disposizione 1,9 milioni di tonnellate di arance, di cui un 11% di prodotto importato. Circa il 93% è stato destinato al consumo interno, di cui il 34% è servito all’approvvigionamento delle industrie di trasformazione. Rispetto ai dati raccolti nel 2000, il consumo di arance pro capite in Italia tende comunque al ribasso: nel 2000 un Italiano consumava 18kg di prodotto fresco, mentre oggi ne consuma 16.

In altri paesi, anche grazie alle maggiori quantità prodotte, la gran parte delle arance viene venduta all’estero. Questo è il caso della Spagna che, nel periodo 2005-2013, ha aumentato del 20% le sue esportazioni, confermandosi primo paese esportatore al mondo.

I principali mercati di sbocco per il prodotto italiano sono quelli europei: i due paesi di riferimento sono la Germania e la Svizzera che assorbono rispettivamente il 29% e il 23% delle esportazioni totali. Tuttavia, le nuove frontiere dell’esportazione arancicola si sono spostate a est dove Polonia, Ucraina e Russia hanno accresciuto la loro richiesta con tassi superiori al 3% (le spedizioni verso la Polonia sono aumentate dell’84% nel 2012). 

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